Voltaire.Contro il sonno della ragione

giovedì, 22 giugno 2006

SUD EST 

 Vagabondaggi estivi

di un settentrionale in Puglia

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Cari amici vicini e lontani,

 dalla prossima settimana sarà nelle librerie italiche (oppure bisognerà, eventualmente, ordinarlo) il mio libro < SUD. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in  Puglia >, edito da Palomar, con prefazione del sociologo Franco Cassano.

 

Qui sotto ci sono la scheda e la prefazione.

 

Il libro dalla prossima settimana si potrà acquistare anche attraverso il sito della casa editrice ( http://www.edizioni-palomar.it/ ) e nelle librerie on line, come http://www.internetbookshop.it/ .

 

 

EDIZIONI PAL˜MAR

di Alternative srl

www.edizioni-palomar.it

 

 

COLLANA:     altreStorie                                

 

TITOLO:         SUD EST – Vagabondaggi estivi

di un settentrionale in Puglia

 

con prefazione di Franco Cassano

 

AUTORE:       Marco Brando

 

PREZZO:        € 14,00

 

PAGG.:           176

 

ISBN:              88-7600-169-7

 

 

 

IL LIBRO: SUD EST nasce da un'inchiesta giornalistica condotta sulle pagine del «Corriere del Mezzogiorno», dorso di cronaca pugliese distribuito col «Corriere della Sera», nel corso delle estati 2004 e 2005.

Lo scopo è quello di descrivere e raccontare - con spirito critico e una buona dose di ironia - luoghi più o meno turistici, personaggi di ieri e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti della Puglia (estiva e non solo) e dei pugliesi.

Sono due gli itinerari principali: un primo percorso lungo gli oltre 800 chilometri di costa; il secondo «dentro» la Puglia, attraversata da sud a nord senza mai toccare il mare. Completano il testo due «fuori rotta»: una notte su un peschereccio in compagnia dei pescatori di Molfetta; un viaggio attraverso gli scenari incantevoli percorsi dalle Ferrovie Sud-Est.

Un viaggio intenso, divertente, ricco di riferimenti alla storia e al costume, raccontato da chi non nasconde di subire il fascino di questa regione così bella e complessa. Tanto che il suo racconto si conclude con un augurio: «Arrivederci, Puglia. Abbi cura di te».

 

L’AUTORE: Marco Brando è nato a Genova Sampierdarena nel febbraio del 1958 e ha un albero genealogico piuttosto variegato.

Dal 1982 ha cominciato a scrivere per «L’Unità» come corrispondente da Pavia; per poi lavorare nella redazione di Milano del quotidiano, prima come redattore e poi come inviato, fino al 1998 (con un biennio di parentesi a Roma), dedicandosi soprattutto alla cronaca giudiziaria e in particolare all’inchiesta «Mani pulite».

Dopo un’esperienza nelle vesti di autore del programma «Film Dossier - Linea d’ombra» a Mediaset e dopo un anno e mezzo di lavoro per «Tv Sorrisi e Canzoni», dal novembre 2000 fa il giornalista a Bari nella redazione del «Corriere del Mezzogiorno» dove, tra l’altro, risponde ai lettori nella pagina «Lettere - La voce del cittadino».

 

 

 

Via Nicolai, 47 – 70122 Bari

Tel.: 080/5227262 – Fax 080/5227250

e-mail: palomar@alternativesrl.191.it

P.I. 05372730720

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PREFAZIONE

di Franco Cassano

L’eterna incompiuta

Ormai da decenni la Puglia è sospesa nel limbo.

Di essa nel mondo e in Italia si alternano due immagini,

quella ottimistica e speranzosa della «California

del sud» e quella opposta, di una Puglia risucchiata

dalle sue deficienze e patologie. E questa continua

oscillazione tiene in sospeso una terra che sembra

sempre sul punto di decollare e di accentuare la sua

differenza rispetto al Mezzogiorno, ma è costretta,

dopo qualche ebbrezza, ad accorgersi che le sue ali

sono fragili o bruciate; e sente ritornare il peso di vecchi

incubi, la disoccupazione, l’esodo dei giovani più

capaci, il peso crescente della malavita, eccetera.

Questo continuo stop and go sembra un destino invalicabile,

un limbo nel quale la Puglia è condannata a

rimanere per sempre, rifluendo nel ruolo di eterna

incompiuta: da un lato essa è troppo diversa dallo stereotipo

dominante di un Sud fermo e addormentato,

dall’altro il suo dinamismo è pieno di false partenze, e

ogni volta dopo uno scatto bruciante, arriva l’affanno.

Quest’alternanza continua non è solo una successione

nel tempo di euforie e delusioni, ma, come testimonia

il libro di viaggio di Marco Brando, è una dissonanza

che si incontra anche nello spazio, perché

capita di ritrovare entrambe le facce a pochi metri o

chilometri di distanza l’una dall’altra. Il cemento

bracca continuamente la bellezza, e non appena la

decenza e la legge guardano altrove (e capita troppo

spesso), la degrada e la deturpa: le cabine sulla spiag-

gia diventano case, avviando quella spirale dei condoni

che ha saldato piccoli e grandi interessi, società

«incivile» e politica in un blocco sociale tanto vorace

quanto resistente. Ma accanto all’affollamento distruttivo

esistono ancora «bellezze da sogno ignorate»;

oppure capita di scoprire che la tutela del Gargano, la

sua sottrazione alla ferocia cementizia, la si deve non

solo a un ente preposto alla tutela dell’ambiente, ma

moltissimo all’Eni, che a prima vista sembrerebbe il

suo peggior nemico. E il libro è pieno di scoperte

come queste, di accostamenti sorprendenti.

Brando viene dal Nord ed è arrivato in Puglia per

ragioni di lavoro. Questo viaggio nasce dal desiderio

di conoscere un territorio sconosciuto, di guardare da

vicino i luoghi e le persone di cui ogni giorno si parla

sulle colonne del giornale. I suoi resoconti ripropongono,

nelle descrizioni e negli stati d’animo del viaggiatore,

questa alternanza continua tra le promesse e

le delusioni, la scoperta della ricchezza insospettata

delle storie, della bellezza dei luoghi, dell’intraprendenza

delle persone e la delusione per le diserzioni

dello spirito pubblico, per un assalto alle coste e al

mare, che diventa l’inquietante metafora del rapporto

con il bene pubblico e dell’assalto particolaristico alle

istituzioni.

Nel libro, che volutamente trascura le grandi città

per attraversare la Puglia minore, questo alternarsi di

emozioni e di scoperte non fa che accentuare la rabbia.

Non si è di fronte a una stasi che uccide lo spirito,

recidendo la speranza, ma neanche a un dinamismo

stabile, che permette di distogliere lo sguardo,

sicuri che poi tutto continui a funzionare per il

meglio. La Puglia che Brando attraversa, in questi

anni diventata nota nel mondo, è la Puglia del Salento,

della Valle d’Itria, del Gargano oppure è la Puglia più

riposta della Murgia e dell’Appennino. Ma anche in

questa nuova immagine, che, tramite i nuovi strumenti

di comunicazione, rende noti nel mondo i nostri

luoghi e attira i turisti, torna a riproporsi, come una

condanna, l’oscillazione. La riscoperta dei luoghi, del

territorio e della tradizione è un nuovo punto di partenza

oppure una ritirata, la ricerca di un piccolo

lucro alle spalle di un mondo che ci sorpassa e ci sfugge?

È l’inizio di un nuovo equilibrio tra modernità e

tradizione oppure è un chiudersi nel piccolo cabotaggio,

nello sfruttamento feroce del territorio, una vendita

all’incanto senza pudore e misura?

Ovviamente Brando non si propone di rispondere

a questa domanda, e il suo libro, molto saggiamente,

si fa prendere dal ritmo della scoperta, della meraviglia,

della cronaca, delle osservazioni di chi è solo di

passaggio, e per questo è più sereno sia nei riconoscimenti

che nelle critiche. Ma sembra anch’esso alla

fine suggerire una morale ai pugliesi: possedete una

terra bella e varia, ricca di caratteri e di lingue, di

chiese e di mari diversi, in una posizione di collegamento

che si respira anche soltanto ripercorrendone

la storia. Non fatevela sfuggire dalle mani, sfruttatela,

ma con saggezza e gentilezza, non ripiegate sul piccolo

cabotaggio, che vi fa rimanere sotto costa, osate un

po’ di più. Lo scetticismo non è realismo o prudenza,

ma solo mediocrità e paura di volare. Se rinunzierete

a rischiare, rimarrete sempre a metà strada, eterni

incompiuti, che continuano a oscillare tra grandi racconti

ed epiloghi di terz’ordine.

 

Scritto da vinavil alle ore 21:38 | link | commenti (2) |Torna su
Categoria - mare, news, memoria, turismo, puglia, curiosità, cattivi esempi, buoni esempi, multiculturalismo
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lunedì, 08 maggio 2006

io, alcune cose, non ho mai capito se sono vere oppure no. queste cose, che sembrano vere ma invece magari sono false, oppure sembrano false ma invece magari sono vere, allora si dice che sono verosimili. di solito, le cose verosimili, si usano per bocciare le persone agli esami, tipo quello per la patente, o quello di diritto commerciale. tu stai lì che pensi ecco, la so, e invece ti ritrovi a 30 anni a prendere il notturno per andare da cepu a studiare la girata degli assegni. io, una cosa verosimile, è che se fai la pipì in piscina, l'acqua diventa rossa. io non lo so se è vero, ma fin da quando ero piccolo mi hanno sempre detto che nell'acqua della piscina, oltre al cloro e alle vespe morte, c'è una sostanza che reagisce all'ammoniaca della pipì, colorandola di rosso. questa cosa serve perchè così il bagnino si accorge che l'hai fatta e ti espelle dal corso di nuoto. io vorrei avere una piscina tutta mia per fare la pipì liberamente, per capire se questa cosa del rosso è vera oppure no. un'altra cosa verosimile è che negli anni '80 in un negozio di via del corso c'era la tratta delle bionde. dice che la bionda andava lì per comprare un giacchetto di renna o una gonna di camoscio, entrava nel camerino per provarsi il vestito, e scompariva per sempre. io mi immaginavo questa botola sul pavimento del camerino, che quando si accorgevano che la tipa era bionda, l'aprivano e la bionda era sparita. forse usavano le bionde italiano per prostituirle il moldavia, ma questa cosa è impossibile da sapere, perchè il negozio ha chiuso da anni. dice pure che è verosimile che andreotti poteva fare il presidente del senato, la seconda carica istituzionale in italia. quella che se il presidente della repubblica muore o va in coma per un overdose di speedball, per dire, ne prende il posto. questo poteva succedere perchè verosimilmente andreotti è una brava persona. verosimilmente è stato assolto da un processo per mafia, quindi verosimilmente è innocente. l'ha detto pure la tivvù. verosimilmente che i rapporti tra andreotti e la mafia siano accertati fino al 1980 e che il reato sia prescritto ma confermato, e che per dopo il 1980 si sia usata una formula equivalente all'insufficienza di prove, di tutto questo, verosimilmente, non frega un cazzo a nessuno. la nuova maggioranza non ha votato per il senatore gobbo solo perchè aveva le poltrone già assegnate per equilibri di coalizione, visto che nessuno si è alzato in piedi e ha detto no, noi non lo votiamo perchè minimo fino al 1980 l'onorevole gobbo era mafioso. andreotti è innocente? questa è la tipica domanda bastarda, tipo la differenza tra dosso e cunetta, di quelle che tu dici la so, la so, poi ti ritrovi ad aspettare l'autobus alle quattro di mattina con un mafioso accertato candidato alla presidenza del senato da una coalizione che rappresenta metà degli italiani.

Scritto da jacklord alle ore 13:33 | link | commenti (3) |Torna su
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mercoledì, 05 aprile 2006

Lo "scrotometro"
 
Donna Bissodia,nel suo ultimo post di ieri lancia un invito a brevettare uno “scrotometro”, dopo le ultime coglionate del Nostro pemier. Raccolgo l'invito, e ri-pubblico qui parte della mia risposta alla sua esortazione, perchè giunti alla fine di questa campagna elettorale ritengo  necessario puntualizzare scientificamente alcuni concetti.
Invero devo dire che non esiste ad oggi brevetto alcuno, ma una certa frizzante letteratura specializzata agita da tempo il mondo tecnico-scientifico. La scrotometria è pratica assai difficile, come tutti, donne comprese, possono intuire. Il problema, antico, è la quadratura delle balle, nel caso specifico, del Nostro premier. Poco adatte alla manipolazione, vanno prese delicatamente, e altrettanto delicatamente soppesate; di più è, obiettivamente, difficile ottenere, con metodi diretti, dato che sguisciano di qua e di là, appena le si voglia costringere in posizione fissa per renderle all’evidenza; inoltre, se forzate, risultano immediatamente dolorose al tatto e la sgradevole sensazione persiste nel tempo.
Ecco allora che si sono sviluppate metodologie non invasive, che sono sostanzialmente, tre:
-         Ecoscrotografia: già Bumbert Beco si era ingegnato agli inizi del ‘600 nel trovare un metodo di misura della longitudine scrotale con un metodo assestante, basato sul tempo intercorrente la botta assestata e il dolore cane-parossistico di ritorno, ben descritto nel carteggio de “La balla del giorno prima”. La valenza scientifica dell’opera non trova però il tempo che lascia. Attualmente l’ecoscrotografia sfrutta abilmente l’effetto “doppler” alla base della struttura dello scroto.
-         S.A.C. : Scrototometria assiale computerizzata. Consiste nell’affettare virtualmente il “sacchettino” alla ricerca del punto debole, il ventre molle, il male oscuro della balla patologica; spesso è così annidato nei tesuti crassi, che non si scorge all’istante la necrosi interna che mina l’erezione, di qualsiasi minima difesa. Non è metodologia adatta alla casistica del Nostro premier, che presenta balle a grana grossa, di immediata evidenza. Uno spreco.
-         Risonanza scrotomediatica: consiste nell’esporre le balle ai media, nella speranza che uno, o più, ne denuncino le dimensioni reali. Metodo grossolano, per balle grossolane. Però, con un attento controllo degli strumenti mediatici, il dolore da esposizione è minimo, e in soggetti molto gravi, può dare anche piacere, per un perverso combinarsi di esibizione e aumento delle masse prostrate.

Scritto da Senza alle ore 22:56 | link | commenti |Torna su
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martedì, 28 febbraio 2006

NON HO PAROLE

http://multimedia.repubblica.it/italia/144581?p=1

Niente può giustificare pestaggi come questo. E chiedersi quante volte accande senza che si venga a sapere, è inevitabile.

Scritto da Flor alle ore 16:15 | link | commenti (12) |Torna su
Categoria - cattivi esempi
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domenica, 26 febbraio 2006

Urgente, l'ottavo aspietta a te..




Cara amica/o , o lettore di passaggio..

ci aiuti a trovare chi versa 10 quote da 10 euro ciascuna
per adottare a distanza l'ottavo bambino?

Abbiamo solo due giorni di tempo.
Lo so, non leggi, non hai tempo, non c'hai soldi..non ti fidi
e poi chi siete voi, boh..

Ou, se ti vuoi informare, c'è tutto un blog che ti spiega..
qui

In poche parole: da 3 anni, due gruppi di persone che
si servono della tecnologia per micro-progetti(utopie concrete)
adottano bambini africani a distanza.
Poi inviamo , attraverso bollettini postali,
le quote ad un gruppo di frati che opera in loco
e finanzia la frequenza scolastica di 7 bambini, per un anno.

Ci pensi, ci aiuti? Puo' essere?
'Na specie di albero che cammina, no?

Scritto da linodigianni alle ore 11:32 | link | commenti (3) |Torna su
Categoria - buoni esempi, adozioni a distanza
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